I SHOW YOU MONNA LISA, YOU SHOW ME YOUR FEET. I madonnari e il feticismo del piede

A volte penso che quella di fare il madonnaro sia tutta una scusa per giustificare il desiderio irrefrenabile di guardare i piedi della gente. In effetti il madonnaro occupa la posizione privilegiata per godere di questo spettacolo, in un via vai di sandali e mocassini che a volte sembrano quasi calpestarlo.

Nella maggior parte dei casi, quando si dipinge accovacciati sull’asfalto, non si vede il volto delle persone che si fermano a guardare l’opera, al più se ne percepisce la presenza, se ne vedono le ombre proiettate sull’asfalto, se ne ascoltano le parole e se ne sentono gli odori. Non se ne vedono le facce, ma se ne vedono quasi sempre i piedi.

Tante volte ci si immagina tutta una persona con quell’unico indizio costituito dai piedi, rispondendo a domande del tipo: cosa la porta qui? Come mai va di fretta? Chi sta raggiungendo? Cosa sogna? e così all’infinito, o meglio, fino all’arrivo di un altro paio di piedi capaci di destare la nostra attenzione. In una vita passata a dipingere per terra, dalla sola osservazione dei piedi dei passanti si potrebbero immaginare così tanti personaggi e vicende da poter comporre mille romanzi.

"Susanna e i vecchioni" by Valentina Sforzini at Grazie 2010, pic by Carlos Alberto Garcia Hernandez

Questo è quello che ho pensato quando ho visto questa foto, scattata dal fotografo Carlos Albero Garcia Hernandez lo scorso anno in occasione della sua visita mantovana. Una foto che coglie esattamente il significato dell’arte di strada come silenziosa interazione tra l’artista e il suo pubblico. Ci sono io con il mio “Susanna e i Vecchioni”, circondata da dodici coppie di piedi. La leggera sfocatura dello sfondo aiuta ad immaginare il movimento dei passanti, in contrasto con la fissità della mia azione. C’è una figura che mi colpisce più di tutte, della quale non avrei saputo tanto se non fosse stato per questo scatto: l’uomo con la valigia. Confesso la mia irrefrenabile curiosità su questa figura e mi pongo mille domande su di lui, fantasticando e creando ipotesi su qualcosa che non saprò mai. Chi era? Cosa conteneva quella valigia tanto insolita? Dove la portava? Perché si è fermato al mio disegno? Aspettava qualcuno?

Mi entusiasma l’idea che intorno a me, senza che me ne rendessi conto, si sia verificata tutta una storia. E mi piace pensare che sia stata una storia avvincente ed incredibile.

Questa foto racconta storie possibili, come tutte quelle che posso creare osservando solo i vostri piedi.

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